Verso Beirut

Marzo 26, 2019 0 Di Edoardo Bernascone

Estremo, dovessi scegliere una parola direi estremo. Beirut mi pare così una terra libera senza regole in cui ognuno è libero di fare quello che vuole arrivando all’estremo. I libanesi parlano minimo tre lingue, in genere sono ricchi, colti e vivono uno stile di vita all’americana, pickup super giganti, Camaro e Mustang. Ogni tanto pare di essere in California, tavola da surf, occhiale rayban e costume da “yoo man”. È la patria di Starbucks, Dunkin’ Donuts e tutte quelle cavolate filo americane che in Italia, forse e per fortuna, ancora sogniamo. Passando da Byblos a Beirut non diresti che la Siria è lì a una manciata di km eppure è così. Poi, il rovescio della medaglia. Tra una Ferrari e una Porsche sbuca una vecchissima Mercedes, di fianco a un bar super inn c’è un kebabbaro che fa paura e ai semafori donne con lunghi chador neri vagano tra le macchine a caccia di elemosina. fuori dalla downtown la giungla emerge in tutto il suo splendore. Qui l’America è solo Coca-Cola. Le strade si stringono e i cavi della luce si infittiscono sempre più unendo i palazzi in foreste urbane. La gente ti osserva, ti studia. Sembra di essere nei quartieri spagnoli a Napoli. Poi decidi di rompere il ghiaccio comprando del pane in una bottega di siriani. Gli sguardi diventano sorrisi e il pane ti viene offerto assieme a una tazza di tè. Beirut e il Libano sono così, amore e odio, tutto e niente. Un tramonto infuocato e la tempesta subito dopo.