Yurte Turche

Febbraio 24, 2019 Off Di Edoardo Bernascone

Sul gps seguiamo una sottile linea arancione che corre lungo il confine con la Siria, per un attimo compare anche il nome di Kobane, la Stalingrado del medio oriente dove pochi anni fa si è combattuta una delle battaglie più cruente contro l’isis. Una pioggia leggera ci accompagna per svariati km, non mi da fastidio anzi rende tutto più ovattato e attutito. Pedaliamo, la strada è semplice, un su e giù di collinette piacevoli e mai troppo impegnative. Poi, la svolta. Siamo quasi a Suruc e davanti a noi si presenta uno spettacolo incredibile, una fitta distesa di puntini bianchi, all’inizio penso siano serre, poi vedo il filo spinato intorno e torrette militari, è il campo dei profughi siriani di Suruc, uno dei più grossi della zona. È enorme, rimango basito perché percorrendo la strada in discesa sembra quasi di entrarci dentro. Decidiamo di svoltare e di provare a entrare. Costeggiamo tutto il perimetro, tra un soldato, e una recinzione, sbirciamo. Fa impressione, file a perdita d’occhio di tende bianche e bambini, bambini ovunque che corrono e si inventano giochi tra la ghiaia e il fango. Fa freddo ma non sembra che gliene importi. Le madri fanno il bucato e cucinano, tutto all’aperto perché nella tenda non c’è spazio. Tutti si bloccano quando ci vedono passare e urlano qualcosa in arabo, i bambini corrono verso la rete e in silenzio ci guardano passare. Arriviamo all’entrata, facendo finta di niente proviamo a passare ma come sospettavamo niente da fare, una flotta di soldati ci salta addosso e ci urla di fermarci. In modi gentili ci sbarrano la strada e educatamente ci fanno girare le bici. Ripercorriamo la strada al contrario, provo a fermarmi a fare qualche foto ma i soldati dalle torrette mi urlano contro e mi corrono dietro non appena tiro fuori la macchina foto, i bambini sono tutti lì in fila, grandi e piccoli, alcuni sono biondi con gli occhi azzurri come non ne avevo mai visti in questo viaggio. Felicità e tristezza, luci e ombre si mischiano come nuvole di fumo nel cielo grigio di febbraio. Prigionieri del loro destino.