La nazione mancata

Febbraio 13, 2019 Off Di Edoardo Bernascone

Un mini cartello con su scritto Turchia ci rassicura che siamo sulla strada giusta. Iniziamo a vedere targhe turche e finalmente numeri scritti alla maniera nostra! Si respira aria di confine e si sente che siamo a un passo dalla Turchia. Ora, Solo un fiume e montagne di filo spinato ci dividono dalla prossima nazione.

La dogana irachena va via veloce: praticamente nessun controllo e una serie infinita di sorrisi e inviti a fermarci a bere un ultimo tè prima di attraversare. Rifiutiamo, siamo consapevoli che entrare in Turchia non sarà altrettanto facile. Il confine in questione infatti si trova in una zona di tensione tra Kurdistan iracheno, Siria e Turchia. Fino a 2 anni fa c’era la guerra e lo schieramento di forze militari sul versante turco ci fa intendere che le tensioni sono tutt’altro che passate. Il primo cancello va via liscio, controllo dei passaporti e una manata alle borse. Rimaniamo un po’ spiazzati, pronti a infilare i bagagli nella macchina degli X-ray e invece ci dicono di andare avanti, meglio così! Convinti che ormai si tratti di prendere il timbro, entriamo in un ufficio, ci prendono i passaporti e ci dicono di andare in una stanza al secondo piano. Due ufficiali ci aspettano, ci fanno sedere e iniziano a bombardare di domande lo svizzero; ci dicono che non è normale che ci siano turisti in bicicletta che percorrano questa tratta, per cui devono verificare che non abbiamo legami politici o con organizzazioni terroristiche. Ci chiedono del nostro itinerario, dove siamo passati, dove abbiamo dormito e con chi abbiamo parlato. Dopo di che sono passati a domande politiche del tipo cosa ne pensi dell’Irak, del Kurdistan, dei Peshmerga e via dicendo. Siamo un po’ tesi, consapevoli che una risposta sbagliata può farci rimanere fermi per diverse ore. Ci prendono i telefoni e iniziano a ispezionarli. Per fortuna alla fine va via tutto liscio e ci rendono i passaporti con su il timbro della Turchia! Ci siamo, l’ultima grande frontiera è passata!

Dopo venti giorni di viaggio ci lasciamo l’Irak alle spalle, una nazione particolare ricca di contrasti e con un patrimonio di storia millenario. Abbiamo avuto il permesso di attraversare solo la parte kurda: 600 km che vanno dai monti Zagros fino al fiume Tigri in Turchia. Abbiamo percorso tutte le strade più piccole, passando per villaggi remoti e montagne senza nome in cui di stranieri nemmeno l’ombra e figurarsi in bicicletta. Non abbiamo mai avuto sentore di pericolo nemmeno quando siamo passati a un ottantina di km da Mosul, gli stessi Peshmerga l’esercito che si occupa di mantenere l’ordine nel Kurdistan iracheno sorridono e si lasciano fotografare ai vari checkpoint. I Kurdi, come già avevo percepito in Iran, hanno un’identità molto forte, una loro lingua e un loro stile, in Iran non si sentono iraniani e in Irak non si sentono irakeni. sembra di aver attraversato una nazione che sulle carte non esiste ma che di fatto c’è.