Ultima notte in Uzbekistan

novembre 6, 2018 2 Di Edoardo Bernascone

Adina mi osserva, anzi mi squadra con uno sguardo inquisitore tipico dei poliziotti alla frontiera. Confabula con la madre e la sorella e poi, dopo un po’ di attesa, mi dice che posso dormire a casa loro.
Che fortuna, sono le 5 di pomeriggio e non avevo ancora trovato un posto per dormire. O meglio avevo visto un hotel poco prima, ma di lasciare 20$ per una camera squallida proprio non mi andava. Sono alla frontiera con il Turkmenistan e oggi è il mio ultimo giorno in Uzbekistan prima di buttarmi nello Stan più misterioso.
Prendo la bici ed entro dal portone. Adina, la mamma e la sorella ora mi sorridono, un sorriso vero, un sorriso conquistato, un sorriso di fiducia. Capisco immediatamente che sarà una bella serata.
Ci sediamo per terra intorno al solito tavolino e arriva il cay come da tradizione. Adina, la sorella più grande, parla benissimo inglese, ha appena finito l’università a Tashkent e tra tre settimane si sposa. Sono curioso. Non capita spesso di trovare una persona che parli inglese nelle zone rurali. Il padre non c’è, lavora in Russia e fa il camionista, scenderà giusto una settimana per il matrimonio. Il futuro marito di Adina è di due anni più giovane e studia ancora, è una cosa rara che l’uomo sia più giovane della donna, di solito è sempre il contrario. Le chiedo se il matrimonio è stato combinato dalla famiglia, annuisce poi mi chiede se in Italia possiamo scegliere chi amare. Le dico di sì. Mi guarda con uno sguardo un po’ perso. Le chiedo se è stata fortunata, lei mi sorride e mi fa capire di sì.
Le parole scorrono tra una tazza di cay e l’altra, mi racconta che le piacerebbe fare l’insegnante ma poi si corregge con un: se mio marito lo vorrà. Le piacerebbe viaggiare in Europa ma la madre non la lascia. Non contesto, capisco che non è la mia cultura. Dopo parecchi mesi in queste terre la mia opinione è sempre la stessa ossia quella di una società in cui la donna è completamente sottomessa all’uomo. Eppure sorridono tutte e sembrano felici. Ho sempre pensato che per essere felici bisognasse essere liberi.