La strada del Nord

ottobre 15, 2018 3 Di Edoardo Bernascone

Arrivato a Kalaikum ho due opzioni: la strada del Sud praticamente asfaltata, pianeggiante e trafficata da camion; oppure la strada del Nord che attraversa un’ultima sezione di montagne, ovviamente sterrata e il cui traffico consiste in asini e pecore. La decisione è semplice. Perché scegliere l’asfalto dopo mille km di strade di m…a quando puoi ancora farti 300 km. di sterrati che a detta di tutti sono i peggiori del Pamir? Adoro complicarmi la vita è l’idea del gran finale per arrivare a Dushanbe mi piace. Non c’è scelta, si va per la strada del Nord. I due simpatici ragazzi francesi che mi hanno accompagnato per l’ultima settimana hanno deciso di prendere un taxi perché il 7 hanno un aereo per tehran e non farebbero in tempo. Sono di nuovo solo ma la cosa non mi spaventa anzi mi gasa un pochino. Viaggiare da soli è un turbinio di emozioni, soprattutto da queste parti. Tutto è amplificato e tutto dipende da te, ogni scelta è una tua scelta. Può essere bellissimo un momento e bruttissimo subito dopo, non puoi mai adagiarti o far scegliere qualcun altro e se hai un problema te lo devi risolvere. La strada è tosta, fin dal primo km, sono 35 km di salita e 2.000 mt di dislivello tutto d’un fiato per scavalcare il primo passo. Si fatica ma i panorami sono superbi, il tempo è ancora mite e ho la fortuna di accamparmi in posti con viste incredibili sulle montagne. La strada è brutta ma proprio brutta, la ghiaia dei primi km lascia spazio a dei sassi grossi come delle palline da tennis. Pedalare è complicato e la media dei km al giorno crolla in maniera vertiginosa, in un giorno pedalando 6 ore riesco a malapena a fare una sessantina di km. Lentamente lentamente mi avvicino a Dushanbe e nemmeno una tempesta di sabbia ferma il mio lento ma continuo trascinarmi. Si avanza a testa bassa e cuore a palla. Solo un acquazzone che trasforma tutte le strade in fango mi convince a fermarmi e a prendere un giorno di riposo in un villaggio sperduto della Rasht valley. Faccio schifo, talmente schifo che la famiglia che mi ospita in una sorta di moschea, ristorante e abitazione decide di portarmi al banja, una sorta di bagno pubblico che è situato nel villaggio più grande della regione. Finalmente vedo di nuovo il rosa della mia pelle e quello che pensavo fosse abbronzatura in realtà è polvere appiccicata al sudore. Danno ancora pioggia per i giorni successivi e inizio ad essere un po’ stufo di sterrati e montagne. Ho bisogno di civiltà. Decido di fare la sparata e arrivare a Dushanbe, la capitale del Tajikistan, in un giorno solo. I primi 20 km sono ancora duri ma poi finalmente arriva l’asfalto, si vola.. la velocità aumenta e un simpatico vento a favore mi accompagna per tutto il tragitto. Arrivo a Dushanbe al tramonto, macchine, palazzoni, obelischi e gente che cammina sui marciapiedi, evviva! La felicità sostituisce la tensione, non ci credo, il Pamir è finito.