Nella terra di nessuno c’è qualcuno

settembre 25, 2018 0 Di Edoardo Bernascone

Tra il Kyrghistan e il Tajikistan ci sono una ventina di km di terra di nessuno. Fin qui nulla di strano se non che in questi 20 km è incluso un passo a circa 4.200 metri con relativa interminabile salita fangosa di, guarda un po’, 20 km. Fare il passo in giornata non se ne parla neanche, un po’ perché bisogna dare tempo al corpo di abituarsi alla quota e un po’ perché sforzare il ginocchio che lentamente sta migliorando non è cosa saggia. A Sary Tash, dopo un po’ di ripensamenti, decido di lasciare il gruppo e affrontare il Pamir in solitaria. E così il 17 di settembre io e la mia bicicletta ci troviamo al cospetto dei giganti del Pamir. Essere lì, da soli, fa una certa impressione e le emozioni sono tantissime, la strada che porta al confine passa proprio in mezzo a questi enormi colossi bianchi. Dopo una ventina di km passo la frontiera kyrghiza e mi ritrovo nella terra di nessuno. Prima di partire avevo letto che in teoria poco prima del passo e della frontiera tajika doveva esserci una sorta di casetta dove pagando qualcosa si poteva dormire e ricevere un pasto caldo. Per fortuna, avevo letto giusto e dopo 18 km di salita compare la famosa casetta con il camino fumante, evviva! Una famiglia di 3 individui con il volto bruciato dal sole mi viene incontro sorridendo e chiedendomi se volevo fermarmi li per la sera. Accetto volentieri l’invito, e nel giro di 3 secondi mi ritrovo seduto attaccato alla stufa a bere cay e mangiare del naan. Mohammed e la sua famiglia vivono nella terra di nessuno a circa 4.000 mt. ormai da anni, sono Tajiki e il governo li paga per tenere pulita la strada dalla neve poi, per guadagnare qualche soldo in più, hanno creato questa sorta di homestay. Il cibo è ottimo e dopo un po’ di chiacchiere vado a dormire nell’altra stanzetta, quella fredda. Nel cuore della notte, fatto su nel mio sacco a pelo, sento un po’ di rumori poi a un certo punto qualcosa si arrampica sulle mie gambe e mi cammina in faccia. Di colpo mi ribalto, prendo la frontale e punto la luce nella stanza. Un topolino dall’altro lato della camera mi osserva. Cavolo che paura! Decido di montare la tenda e così passo il resto della notte in serenità.