E gruppo sia…

Settembre 11, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Finalmente si torna a pedalare, inforco la mia due ruote e parto a cannone verso Osh, sono circa 700 km con un dislivello notevole e con un paio di passi oltre i 3.000 metri. Dopo più o meno 3 settimane senza bici la gamba spinge e anche sul passo più impegnativo mantengo sempre un buon ritmo. Scavalcate le montagne si apre un altopiano di una bellezza incredibile, un enorme pascolo lungo un centinaio di km e largo altrettanto, punteggiato da yurte, greggi di pecore e cavalli. Sembra di essere in Mongolia! Trovo un posto super per il campo e come ciliegina sulla torta mi cucino un ottimo risotto alla milanese. La notte è freschina e la mattina mi sveglio con l’acqua della borraccia gelata, è la prima volta che succede, segno che l’inverno sta arrivando. Riprendo come al solito a pedalare intorno alle 9, ma qualcosa non va, sento uno strano dolore sopra al ginocchio verso l’interno. Decido di continuare, mancano ancora una trentina di km al secondo passo ma ad ogni chilometro il dolore aumenta. Per fortuna raggiungo il passo abbastanza in fretta e da lì è tutta discesa fino a Toktogul. Decido comunque di farmi ancora una notte in tenda per evitare di sforzare, ma niente da fare, anche il giorno dopo il ginocchio continua a farmi male. Con  molta calma e sfiorando i pedali arrivo più o meno intero in città, scelgo di fermarmi un paio di giorni, un po’ per recuperare e un po’ per capire cosa fare. Un’intossicazione alimentare mi blocca ulteriormente per un altro giorno e a questo punto inizio ad essere in ritardo sulla tabella di marcia, coprire 400 km in tre giorni per rientrare è impossibile e il ginocchio ha bisogno ancora di qualche giorno di riposo. Scelgo dunque a malincuore di prendere un taxi, da Toktogul fino ad Osh. Ora almeno ho un altro paio di giorni per recuperare prima di riprendere la strada verso il Pamir. Su consiglio di altri ciclisti, mi fermo al Tes hostel, sembra di essere a un campo base di qualche montagna: bici accatastate ovunque e un giardino ricoperto da tende. C’è una bella atmosfera e nuovamente ho la consapevolezza di essere finito nel posto giusto. Qui c’è gente che parte e che arriva dal Pamir più o meno tutte le ore e nei prossimi giorni è previsto partire un gruppone di circa 7 ciclisti. Guardando le bici e parlandoci assieme mi paiono viaggiatori molto tranquilli, una addirittura si porta dietro un cane, un piccolo cane ma sempre una bestia da 10 kg sul portapacchi, più crocchette e tutto il resto… Vediamo. Sarà divertente farsi qualche giorno in gruppo e vedere un po’ come va anche se in fondo so di essere un lupo solitario.