Kyrghistan!

Settembre 6, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Le ultime settimane sono state poco di bici e più di tutto il resto. Prima di tutto ho organizzato la faccenda visti per la seconda parte del viaggio, ossia: Tajikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran. Tutto sommato piuttosto semplice e con pochi intoppi, tranne il Turkmenistan, le cui tempistiche sembrano essere bibliche e solo a Dushanbe in Tajikistan saprò se la mia richiesta di visto è stata approvata o meno. Secondo punto, anche questo molto importante, la lavatrice. Era più o meno da un mese che non facevo un lavaggio serio ai miei indumenti e avendo due mutande, due calze e una maglietta capirete il perché.

Infine, sono venuti a trovarmi i miei con tonnellate di cibo e pezzi di ricambio per la bici sufficienti per aprire un negozio nel bazar! C’era anche una graditissima bottiglia di Roero offerta dal Mauro che è sempre troppo gentile.

Dunque, bevuto il vino e mangiato il grana siamo partiti per un tour con tanto di driver e guida di circa una settimana. In Kyrghistan non è che ci sia molto di storico anzi, proprio niente. C’è giusto una piccola torretta in mezzo a una pianura non lontana da Bishkek, principalmente inutile. Quello che c’è di spettacolare invece sono i paesaggi, sembra di viaggiare perennemente in una cartolina: montagne oltre i 6.000 mt. Pianure infinite in stile Mongolia e laghi la cui acqua è talmente pura che la si può bere senza bisogno di filtrare. La natura in Kyrghistan è spettacolare e a tratti oserei dire anche superiore alla Mongolia. La grande differenza infatti sta nelle montagne, mentre la Mongolia è piatta, in ogni parte del Kyrghistan è possibile accedere a un ghiacciaio in meno di due ore di macchina! Tra tutti i posti che abbiamo girato il Song kul, un lago alpino situato oltre i 3.000 mt. è il luogo che mi è piaciuto di più. Non c’è niente, ovvero non c’è nessuna struttura fissa a parte una manciata di yurte e cavalli. Arrivare lì al tramonto con l’aria fresca dei 3.000 mentre i nomadi a cavallo radunano il bestiame, è stato magico.

A differenza della bici, in una settimana di macchina si vedono un sacco di cose forse anche troppe e trovo che sparisca un po’ anche il senso della conquista. Ad ogni modo, il tempo vola e salutati i miei mi rimetto in viaggio direzione Osh, alle porte del Pamir!