Il cacciatore con l’aquila.

Agosto 29, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Fra i tanti mestieri che si possono praticare in Kyrghistan uno dei più nobili e affascinanti è il cacciatore con l’aquila. Tarmat ha ereditato questa professione da suo padre che a sua volta ha ereditato dal nonno. Qui in Kyrghistan, come forse una volta anche da noi, le professioni vengono tramandate ed è difficile che un giovane una volta raggiunta la maggiore età esca dal seminato. Tarmat è stato fortunato e gli è stato concesso il privilegio di poter apprendere come addomesticare un’aquila. Per prima cosa ogni cacciatore con l’aquila deve “cacciare” la propria aquila, che consiste nell’arrampicarsi tra le cime più alte del Tian Shan, trovare un nido di aquila e infine rubare un piccolo. Una volta preso l’aquilotto, inizia l’addestramento: ogni giorno, per i primi cinque anni, bisogna prenderla, portarla nei campi e insegnarle a catturare la preda, a riconoscere il cane e a farla rincasare sul fido braccio del padrone una volta terminata la caccia. Questo però non basta, perché l’aquila diventi realmente gli occhi del cacciatore, il padrone deve amare la propria aquila più di sua moglie e dei suoi figli, solo allora aquila e cacciatore saranno una cosa sola in grado addirittura di cacciare il lupo! Si dice inoltre che un buon cacciatore con l’aquila sia in grado di sfamare un intero villaggio.

Tarmat di aquile ne ha ben tre, ogni estate partecipa ai World Nomad Games, una sorta di olimpiade kyrghiza, mentre gli inverni li passa a cacciare, lui un lupo non l’ha mai preso non perché non ne sia in grado ma perché non metterebbe mai a rischio la propria aquila per una pelle di lupo anche se lo stato paga ben cento dollari per ogni carcassa.

La prima aquila di Tarmat nonché la più vecchia ha quindici anni e si vede che tra i due c’è ben più di un legame padrone e animale, sembra di vedere due vecchi amici che si conoscono e comprendono a vicenda senza il bisogno di parlarsi, un legame ancestrale che dura da chissà quante centinaia di anni.