Benvenuto in Kazakistan

Agosto 5, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Ci siamo. stretta di mano, timbro sul passaporto e ciao ciao Cina. Ci sono una decina di km di terra di nessuno che mi separano dalla frontiera kazaka e stranamente si possono pedalare, fa una certa impressione: filo spinato a destra e a sinistra, vado veloce perché mi sento a disagio. Non ci sono ne macchine ne camion, solo io e i miei pensieri.

In una mezz’oretta arrivo al confine kazako, vecchi camion residui dell’occupazione russa fanno capolino oltre i cancelli. Entro e 5 minuti dopo sono in Kazakistan, non mi controllano nemmeno i bagagli, finalmente Asia centrale, finalmente libertà.

Mi sembra di essere entrato in un altro mondo. La strada è tutto un buco al confronto dei biliardi cinesi e le macchine ti sorpassano a delle velocità folli. Finalmente sono spariti quei terribili tricicli elettrici e sono tornate le motorette 150 cc. come in Mongolia. Dopo una quarantina di chilometri raggiungo la prima città dopo il confine Zharkent, mi piazzo nel hotel più “lussuoso” e mi sparo una dormita colossale. Durante la colazione la ragazza della reception continua a ripetermi: “amerikanka amerikanka velociped velociped”. A quanto pare sembra esserci un americano in bici che va ad Almaty! Non me lo devo far scappare! Mi faccio portare nel hotel del Amerikanka entro nel cortile e già vedo una Surly (bici da cicloviaggiatore) e penso meno male almeno non è uno sprovveduto e poi…  sorpresa! Mi si proietta davanti una ragazza, Nicole, 25 anni, è in viaggio da circa 5 mesi, è partita dalla Thailandia e ha attraversato Laos, Cina, Mongolia, di nuovo Cina e adesso Kazakistan. Anche lei è in viaggio verso l’Europa e conta di arrivare per l’estate prossima in Spagna.

È una di quelle persone super solari che ti abbracciano e ti stritolano anche se sei un perfetto sconosciuto. Mi bombarda di domande con quell’inglese masticato tipico della East coast, capisco una parola si e due no ma fa lo stesso tanto parla solo lei, io annuisco e ogni tanto butto qualche “cool” qua e là.

Finito il monologo e dopo averle raccontato un po’ del mio viaggio iniziamo a parlare delle cose serie: strade da fare, cibo e acqua. Più o meno sono ancora un 400 km. Per arrivare ad Almaty  abbiamo 2 scelte: o la via diretta che passa in mezzo al deserto tutta in piano e senza salite oppure fare il giro largo e passare dalle montagne, un po’ più faticoso ma decisamente più bello, almeno sulla carta. Optiamo per le montagne e così in tarda mattinata ci mettiamo in viaggio. Fa caldo, soprattutto i primi km che sono ancora nel deserto ma per fortuna all’orizzonte si intravedono le montagne, non vedo l’ora di salire di quota per lasciarmi il deserto alle spalle. Finalmente arrivano le prime rampe e verso sera torniamo a respirare, anche il paesaggio è cambiato: enormi distese di erba invase da greggi di pecore e cavalli sono circondate da montagne con la punta bianca, come in Mongolia insomma. Sono contento di aver preso questa deviazione e di avere nuovamente un po’ di compagnia. Nicole pedala decisamente di più della ragazza di Taiwan e attenzione! Le piace cucinare! Ogni sera è un banchetto e per essere un’americana non se la cava niente male. Io mangio e preparo il porridge per la colazione. Ci mettiamo quattro giorni per arrivare ad Almaty, festeggio i miei 2 mesi di viaggio e la conclusione del primo terzo. Ora un po’ di sano riposo e di turismo normale prima di riprendere la strada verso il Kyrghistan e la Pamir highway, la seconda strada più alta del mondo!