Ultimi giorni in Cina.

Luglio 30, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Mancano ancora un 500 km. Per arrivare al confine con il Kazakistan, finite le montagne della S101 torniamo in pianura, non un granché a livello di panorami ma almeno si macina un bel po’ di km al giorno. Incontriamo un bel po di ciclisti cinesi che quando mi vedono si accodano e seguono “l’Italida”. Sembro una sorta di Forrest Gump con un gruppo di ciclisti, a volte anche sei, che seguono la mia ruota: quando mi fermo si fermano, quando bevo, bevono e via dicendo.. Yvonne sembra aver ingranato la marcia e a parte le salite che proprio non le vanno giù per il resto pedala bene, riusciamo quasi sempre a fare un centinaio di km al giorno e ormai siamo quasi arrivati al confine con il Kazakistan, manca ancora l’ultima fatica, una passo a circa 2.000 m con un lago che secondo la ragazza di Taiwan dovrebbe essere spettacolare. Attacchiamo la salita di prima mattina, sono circa una cinquantina di km. Nulla di che a livello di pendenza senonchè a metà salita inizia a soffiare un terribile vento contrario, così forte da riuscire a sbattermi una volta contro il parapetto. Yvonne è stremata e decide di fare autostop, io da buon biellese con la testa di legno proseguo imperterrito, rapportino e via. Dopo un paio d’ore di scalata in solitaria arrivo in cima. La vista è abbagliante: il lago, incastonato tra le montagne, è di un blu così scuro da ricordarmi l’oceano, attorno ci sono alberi e prati che mi ricordano i nostri paesaggi alpini. Fa così strano pensare che appena li sotto a 50 km ci sia il deserto e una calura impossibile. Qui fa addirittura freddo e dopo molto tempo sono costretto a mettere il pile e la giacca, che goduria! Decidiamo di prenderci un giorno in più per esplorare il lago e godere ancora un po’ di aria fresca prima di ridiscendere in pianura verso Korgos, ultima città cinese prima del Kazakistan. In teoria sono ancora 120 km. Ma dovrebbero essere di tutta discesa.

 

La tappa dal lago Sayram a Korgos vola via abbastanza veloce e in breve mi ritrovo al confine con il Kazakistan e con la mia ultima notte in Cina. Fa un certo effetto, quante cose sono successe in questi 25 giorni di Xinjiang, nonostante i problemi che ho incontrato, forse più della Mongolia alla fine però spariscono di fronte ai paesaggi incredibili che ho avuto la fortuna di vedere e le tante brave persone che ho incontrato durante questa parte di viaggio. Sicuramente questa parte della Cina necessita di più tempo per essere compresa e capita fino in fondo: il perché di così tanta polizia, il rapporto dei cinesi con gli Uyguri e tante altre sfaccettature che in 25 giorni di bici non si possono affrontare.