Relax a Urumqi

Luglio 16, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Entrare a Urumqui è un po’ come entrare in una fornace, calura potentissima che sale dall’asfalto e lunghe code di macchine e camion che con l’aria condizionata accesa creano un effetto fön che neanche ad Agosto nel Sahara fa così caldo. Ma fa lo stesso, mancano una decina di km all’ostello il che significa: prima doccia dopo 8 giorni, aria condizionata e birra gelata. Pedalo forte, incurante del caldo e delle macchine, voglio arrivare. Per fortuna le coordinate sul gps sono corrette e lo trovo al volo. Entro, pago un letto per 5 giorni e mi butto sotto la doccia. Il mix di polvere, grasso degli ingranaggi e sudore finalmente si stacca dalla mia pelle e inizio a riprendere delle sembianze umane. Mi sento rinato e anche l’umore migliora notevolmente. Urumqui è la prima città cinese che ho la possibilità di visitare, capoluogo dello Xinjiang, fa circa un milione di abitanti , è una città piccola rispetto ai giganti cinesi ma rimane comunque una metropoli per noi europei con un lungo skyline di grattacieli e centri commerciali da 15 piani. Attorno alle vie centrali in stile occidentale con i soliti negozi di lusso si aprono una marea di stradine con dello street food spettacolare e mercati che vendono dai vermi ai pesci di tutte le forme e dimensioni, davvero incredibile. Anche l’ostello, l’unico in tutto urumqui che può accettare gente straniera è carino e pulito, e col fatto che tutti gli stranieri sono costretti a transitare da lì si crea una bella atmosfera in cui finalmente è possibile trovare persone da tutto il mondo in viaggio in Cina o sulla via della seta. Ho un bel ricordo di Urumqui, tanti incontri interessanti, tante birre e finalmente un po’ di riposo come si deve.

Ora si riprende la strada, sono circa 800 km per entrare in Kazakhstan e ho la netta sensazione che dormirò sempre in tenda.