Vento, polvere e la tenda nel deserto

Luglio 2, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Il 24 giugno, giorno in cui ho fissato la mia partenza da Altai, mi sveglio nel cuore della notte con un terribile mal di pancia. Probabilmente devo aver mangiato qualcosa che non mi ha fatto bene oppure bevuto qualcosa, non lo so.. gli ultimi giorni, essendo sempre stato bene, effettivamente mi sono lasciato un po’ andare assaggiando e bevendo di tutto. Ahimè l’ho pagata. Quindi il 24 anziché pedalare lo trascorro orizzontale nel letto prosciugato dalle energie ed incapace di mangiare qualsiasi cosa. Verso sera la situazione inizia a migliorare, riesco a mangiare un po’ di frutta secca e alle 8 riesco addirittura a mangiare del riso. Penso al da farsi. È già la terza notte che sono fermo qui ad Altai e non ne posso più di stare in questo triste paese. Probabilmente un giorno in più di riposo mi farebbe meglio e riuscirei a partire più carico, ma non  se ne parla. Parto domani. Punto!

Quindi il giorno successivo pastiglia di imodium e parto. Davanti a me circa 250 km di deserto (il Gobi) senza nulla in mezzo, almeno stando alle carte, l’idea è di attraversarlo in 2 giorni quindi due tappe belle secche da circa 130 km ma non c’è praticamente dislivello per cui non dovrebbe essere troppo dura. I primi km scorrono via veloci, apparentemente mi sembra di stare bene, pedalo tutta la mattina senza problemi, intorno a me il nulla più assoluto: una strada perennemente dritta e un deserto di ghiaia e piccoli cespugli a destra e a sinistra. Solo qualche cammello, tra l’altro i primi che vedo, interrompono la monotonia di quel paesaggio. Al 90esimo km trovo un piccolo gruppo di gher sulla strada, una sorta di autogrill locale, che fortuna, riempio di nuovo le borracce fino al massimo, mangio e riparto. Al km. 120 come da piano mi fermo e soddisfatto della giornata cerco un buon posto per mettere la tenda. Non è che ci sia molto da scegliere.. intorno a me è tutto piatto, non ci sono né dune ne rocce, scelgo allora di allontanarmi un 500 metri dalla strada e li montare il campo. La sensazione di enormità e vastità intorno a me mi mette addirittura un po’ di disagio, è la prima volta che mi capita di campeggiare così in mezzo al nulla. Montato la tenda però tutto è più familiare ed anche un posto vuoto ed apparentemente privo di vita come il deserto si fa apprezzare. Il tramonto con tutte le sue sfumature arancioni è qualcosa di incredibile e mi rendo conto di avere il privilegio di mangiare e poi dormire in un luogo davvero unico.

 

Dormo 9 ore filate senza interruzioni e il mattino dopo però: sorpresa. Invece di essere bello riposato sono più stanco e affaticato di quando sono andato a dormire. Probabilmente la lunga giornata di ieri  e i postumi dell’intossicazione alimentare si fanno sentire. Non sto bene, ma non posso fermarmi li in mezzo al nulla. Inizio a pedalare, questa volta è un po’ meno divertente, fatico come un cane e bevo come un cammello facendo fuori le mie risicate riserve d’acqua. Per fortuna dopo una cinquantina di km Trovo un piccolo accampamento dove riesco a bere e mangiare qualcosa. Ricaricato leggermente, decido di proseguire mancano solo 30 km al paese che mi ero proposto di raggiungere ma ho finito la benzina (quella nelle gambe). Mi guardo attorno e vedo una piccola tenda. Non ci penso 2 volte esco dalla strada e la raggiungo. Una ragazza sentendo il cane abbaiare esce fuori, le spiego che avrei bisogno di ombra e acqua, questa mi guarda e mi dice di no. Ora, l’ospitalità qui in Mongolia è una cosa seria e sentirmi dire di no nel momento del bisogno dopo un mese in cui mi hanno offerto di tutto e sono sempre stato ospitato mi fa un attimo arrabbiare. Divento un pelo più insistente e ripetendole che avevo solo bisogno di acqua e ombra mi fa finalmente entrare nella gher. Bevo una tazza di tè dietro l’altra e dopo un attimo tira anche fuori i biscottini da gher, quelli buoni. Mangio e bevo più o meno per mezz’ora, poi una volta finito mi addormento. Mi sveglio e le persone intorno a me nel frattempo sono diventate 4. Chiedo gentilmente se posso accamparmi lì fuori vicino alla gher ma di nuovo mi dicono di no, va beh, prendo la bici faccio un 5 km e mi accampo dietro a un recinto delle capre per avere un po’ di riparo dal vento.

 

Questa volta mi sveglio che finalmente sto bene, faccio i 20 km che mi mancano per raggiungere il paese e dopo un buon pasto riparto alla volta della miniera. Nell’ultima parte infatti per arrivare al confine devo abbandonare la strada principale e seguire una pista che mi porta, attraversando i monti Altai, ad una miniera da dove parte una strada asfaltata di circa 200 km che raggiunge il confine con la Cina. Finalmente il paesaggio inizia a cambiare, le vallate si stringono e inizio a vedere la prima neve in cima alle montagne. Arrivo alla miniera, faccio 2 parole con dei camionisti in attesa del carico e riparto sulla strada  asfaltata, si fa per dire.

In questi ultimi 200 km. Il vento per la prima volta si fa sentire in tutta la sua forza, da mezzogiorno in poi ogni km diventa un agonia. Immaginate degli infiniti rettilinei pianeggianti agli 8 km orari, c’è da impazzire. Tenendo duro però km dopo km i progressi iniziano a vedersi e con un giorno di ritardo rispetto a quello che mi ero pronosticato arrivo a Bulgan ultima città prima del confine con la Cina.

 

Oggi giornata di riposo prima di attraversare la frontiera, ne approfitto per fare un po’ di manutenzione a me e alla bici. Ultime birre mongole e domani… Cina!