Avventura

Giugno 23, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Da Tosontsengel ad Altai è stata avventura pura, essendo tutto nato da un improvvisazione dell’ultimo momento non avevo avuto tempo di pianificare ne tanto meno raccogliere informazioni sulla strada che avrei affrontato. Le uniche cose che sapevo erano: 400 km da Tosontsengel ad Altai e una cittadina esattamente a metà, Uliastai. Non pensandoci troppo la mattina del 17, dopo aver impacchettato le mie cose, parto. L’asfalto finisce appena fuori dal villaggio e da lì inizia una sorta di pista che in più punti interseca un cantiere di quella che in futuro sarà la “strada”. Un esercito di cinesi al lavoro dalle prime luci dell’alba rastrella e piccona la carreggiata, più avanti conto almeno una quindicina di bulldozer che muovono montagne di terra. Se vanno avanti a questo ritmo, probabilmente in massimo 2 anni tutte le strade principali della Mongolia saranno asfaltate, altro che la nostra Torino-Milano.

Finito il cantiere lungo circa 40 km. La situazione si tranquillizza e torno finalmente ad essere solo con la mia micropista da seguire. Le praterie da ampie e infinite iniziano a stringersi e in lontananza cominciano a comparire le prime montagne. Dopo aver trovato un buon posto per accamparmi con tanto di ruscello a portata di mano, mi mangio il mio ultimo risotto alla milanese e con la luna che inizia a far capolino mi rintano nella tenda. A notte inoltrata, dormivo alla grande, la terra inizia a tremare, non sapendo bene cosa stesse succedendo e un po’ spaventato, apro la tenda, una mandria di una cinquantina di cavalli liberi stava passando a una decina di metri dal mio campo, incredibile!

 

Il giorno successivo si presenta più impegnativo del precedente, questa volta ci sono le montagne e non c’è via o fondovalle che provi ad aggirarle.. Niente, mi tocca proprio scavalcarle. La lunga salita di una ventina di chilometri dura un’eternità, non tanto per la pendenza ma per il fondo a tratti sabbioso che fa fare il doppio della fatica. Arrivato in cima, foto di rito e giù a cannone verso Uliastai. I primi 200 km sono andati, mi rifocillo e mi organizzo per la seconda tranche: Uliastai – Altai.

 

Dunque, sulla carta questo tratto dovevo essere il più duro per isolamento, montagne da valicare e qualità delle piste. Beh, non ha deluso le aspettative. Sono stati 200 km lottati dal primo all’ultimo. Per lunghissimi tratti mi è sembrato di pedalare, anzi spingere su una spiaggia, troppa sabbia, e la mancanza per gran parte del tempo di alcuna forma di vita nel raggio di chilometri e chilometri iniziava a mettermi un po’ d’ansia. Il GPS per fortuna, unica vera ancora in queste situazioni, funziona e in 3 giorni pedalando a testa bassa e pensando poco arrivo ad Altai. Ora il grosso degli sterrati dovrebbe essere finito, mancano 500 km. di Gobi e poi.. Cina