Mongolia in punta di piedi.

Giugno 10, 2018 Off Di Edoardo Bernascone

Tolta la partenza che forse fino adesso è stato il giorno più impegnativo l’avventura può finalmente cominciare. Basta uscire una ventina di km fuori Ulaanbaatar che il paesaggio cambia totalmente, le macchine diminuiscono e iniziano a comparire i primi greggi di pecore e cavalli. La strada da 6 corsie diventa a 2 e in generale tutto inizia ad assumere un carattere più umano e rilassante. Ulaanbaatar è proprio un postaccio e saper finalmente di essermela lasciata alle spalle mi rilassa. Solo gli enormi camion con rimorchi altrettanto grandi mi ricordano che la strada non è solo mia e che anzi me ne devo stare ben da parte. Al termine del primo giorno di pedalata, non sapendo bene come comportarmi sul dove mettere la tenda, decido di abbandonare la strada seguendo una pista a caso. Scalato una montagnetta con vista super sulla pianura decido di accamparmi. Il tramonto è qualcosa di incredibile tutto assume una tonalità più arancione e il vento che per tutto il giorno mi aveva soffiato polvere e sabbia in faccia, smette di colpo, regalandomi finalmente il primo momento di serenità.

 

I giorni si susseguono e la routine ormai è sempre la stessa: sveglia all’alba e pedalata lenta per tutto il giorno. I centri abitati sono pochissimi e la mancanza di alberi o di alcun luogo di riparo dal sole, dal vento o dalla pioggia mi costringono in sostanza a star sempre in movimento. Ogni sera mi accampo e in un paio di occasioni ho avuto la fortuna di essere ospitato dai nomadi nelle loro gher. Ecco, ne avevo sentito parlare dell’ospitalità del popolo mongolo ma mai mi sarei immaginato di essere trattato come se facessi parte della famiglia condividendo cibo, un latte strano che è anche l’unica cosa che bevono e la stessa tenda.

 

Oggi sono a Tsetserleg ed è il primo giorno di pausa dalla bici.

 

Domani si riparte. Direzione Nord/Ovest